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L'Aedo




Era un aedo, così come suo padre fu un aedo. Girava per quel mondo martoriato col suo carro trainato da due cavalli. La Terra era cambiata da quando incalcolabili generazioni prima s’erano improvvisamente schiuse le porte e i barbari avevano in onde diverse e successive invaso il pianeta.
Le città erano state travolte e saccheggiate. Gli uomini erano stati più che decimati dalle orde sanguinarie.
All’improvviso le porte, così come s’erano aperte, inspiegabilmente s’erano richiuse e i barbari se n’erano andati lasciando un panorama di distruzione, sulla Terra violentata rimasero solo alcuni animali alieni che erano giunti con le orde ed erano sfuggiti al loro controllo.
Adesso nel mondo tra boscaglie e deserti affioravano le rovine delle antiche costruzioni, l’umanità superstite s’era ritirata in nuovi villaggi ove la vita e la civiltà pian piano stavano nuovamente risorgendo.
L’Aedo girava per i villaggi, allestiva il suo spettacolo, si fermava in ogni luogo abitato solo per pochi giorni, ripartiva poi alla ricerca di nuovi insediamenti. Nel carro aveva tutto l’occorrente per i suoi spettacoli, i due cavalli sapevano ben accennare passi di danza, un ippogrifo incontrato in un bosco d’allora lo seguiva e talvolta durante gli spettacoli s’alzava in volo sbalordendo gli astanti.
Gli ippogrifi erano arrivati con alcune orde di barbari e alcuni di essi erano rimasti, inselvatichiti e irraggiungibili. Le antiche storie narrano anche d’altri animali giunti con l’invasione, gli unicorni, le sfingi, le scille e i misteriosi duplo.
L’Aedo dopo giorni di viaggio in una landa desertica arrivò ad un nuovo villaggio, un po’ più grande degli ultimi precedentemente incontrati, ma forse un po’ più povero poiché vide molte abitazioni che più che case avevano l’aspetto di capanne. Era sicuramente assai più decentrato rispetto agli



 
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Viottorio Baccelli