Branimìr Antònov
il senso misterioso degli eventi interiori
 
un lieu de rencontre
pour l'Art et de Créativité…
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salle peinture
България (Bulgarie) 




è nato a Varna, Bulgaria, nel 1953.
Si è diplomato nel 1974  presso l' Istituto di Disegno Industriale e Arti Applicative a Sofia e nel 1985 ha conseguito la laurea presso la Facoltà di grafica dell' Accademia delle Belle Arti della città di V. Tarnovo. Successivamente ha lavorato come disegnatore e grafico per l' Ente turistico bulgaro "Balkanturist" - Varna, realizzando contemporaneamente diverse mostre personali e partecipando ad esposizioni colettive del gruppo giovanile dell' Unione dei Pittori a Varna e a Sofia. Dal 1994 fino al 2003  insegna arte e pittura e riceve anche diversi premi per le sue partecipazioni.
Numerose sue opere fanno parte di fondazioni e gallerie private. Dal 2003 B. Antonov  ha una sua galleria d' arte nella quale trovano spazio per la loro attività pittori e scultori di diverse generazioni.

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critiques et commentaires

Definire il lavoro di Branimir Antonov può non sembrare semplice, ma in realtà c’è una parola chiave che racconta il nucleo dell’universo di quest’artista. La parola magica è “Materia”. Dietro i lavori di Branimir si intravede chiaramente il rapporto carnale che quest’uomo ha con la materia dell’arte, che non è da lui semplicemente usata, ma plasmata, fusa, manipolata, come le carni di un’amante tra le mani ardite di un uomo. Attraverso questa sorta di disinibito rapporto d’amore, che, come tutti i rapporti d’amore comprende in sé delicatezza e violenza, i colori, ma anche le resine, gli stracci, la calce, divengono altro, si compongono nell’esperienza creativa trasformandosi in meravigliose opere che suscitano forti momenti contemplativi in chi li osserva. La magia dell’incanto di opere spesso monocrome e comunque sempre raffinate, non è raggiunta attraverso un rapporto di delicato rispetto del creatore nei confronti della materia artistica, ma con l’abbandonarsi ad un rapporto che è sensuale, fatto di momenti intercorsi tra l’autore e l’opera che ruotano intorno alle parole sciogliere, plasmare, toccare, torcere, intrappolare; momenti in cui, a lavoro finito, è impossibile definire fin dove l’artista, nell’impeto creativo, abbia sciolto, plasmato, toccato, torto, intrappolato l’opera, o non sia stato poi, tutto sommato, sciolto, plasmato, toccato, torto, intrappolato, nell’opera, sull’opera, dall’opera, in uno scambio continuo di ruoli che passa dal creare alla creazione senza soluzione di continuità. E’ per questo che i lavori di Branimir stregano chi guarda, perché arriva attraverso essi l’irruenza di una vibrazione dei sensi che, prima di divenire parte oggettiva del quadro, è stata profondamente, oserei dire visceralmente, parte dell’anima e finanche del corpo dell’artista.

Marina Zatta
direttrice della Sezione Arte dell' Associazione culturale Soqquadro, Roma

..... Dopo il 1830 al rinnovamento politico in Bulgaria si accompagna un risveglio artistico e la Francia con Parigi come capitale dell’Arte influenza gli artisti, i pittori ed i scultori, che apprendono la lezione dagli impressionisti volgendo il loro sguardo al surrealismo ed all’espressionismo.

La caduta del muro di Berlino nel 1999, simbolo di rinascita, non è tuttora riuscita completamente ad abbattere l’ottusità delle menti, mortificando ancora una volta i pensieri ed i progetti di libertà e l’artista, sempre unico, da solo, grida per farsi sentire.

Branimir Antonov, nato nel 1953 a Varna, in Bulgaria, studia presso le scuole d’Arte, conseguendo una laurea presso l’Accademia di Tarnovo come grafico e lui stesso insegna arte dal 1994 al 2003.

Il suo percorso di vita, attraverso i suoi studi e la sua ricerca artistica, lo portano oggi a Roma in una mostra collettiva dal titolo “Le Vie dell’Astrazione” in una sede, ormai non più inusuale ad eventi d’Arte, lo storico Museo della Fanteria, vicino alla chiesa di S. Croce in Gerusalemme. Le opere qui presentate sono su tavola, supporto congeniale alla ricerca astratta di Antonov, fatta di superfici invetriate, smalti colati e poi graffiati, laddove il fuoco e l’acqua hanno lavorato per l’artista affinché la materia si fondi e si trasformi in una superficie di gesso impalpabile che scolando si trasforma in avvolgente cera molle creando emozioni che bloccano lo spettatore davanti ai suoi lavori.

Antonov non si uniforma nella sua terra ad un’arte di regime ed è costretto a trovarsi un suo spazio per portare avanti autonomamente la sua ricerca astratta. Apre ad altri pittori e scultori, di diverse generazioni, il suo studio/galleria d’arte, dove può lavorare, progettare e produrre opere e, col confronto diretto con diverse tendenze, tiene viva la sua creatività, in un interessante incontro con i visitatori.

L’insegnamento privato cui si dedica dà una parvenza di normalità alla presenza attiva di Antonov nella sua nazione ed è la strada che l’artista decide di percorrere per far si che il suo pensiero non rimanga soffocato. In questa situazione, l’uscita di Antonov dai confini nazionali è importante più che in altri casi e saremmo perciò maggiormente lieti di incontrare in una sua personale l’artista qui nella nostra capitale, che non conosce barriere ideologiche e dà spazio a tutte le tendenze artistiche.


Giusi Maletta
docente dell’Accademia delle Belle Arti di Roma
21 maggio 2005

Il gioco eterno dello spazio
Nell’opera pittorica di Branimir Antonov, le voci, le parvenze, le trasmutazioni e le essenze sorprendenti degli elementi entrano nel lavoro d’arte e lo celebrano di suoni, di colori, di movimenti, di misteri innumerabili, di libere dissolvenze. L’anima di luce collabora al gioco eterno dello spazio, pervade la somma dell’opera, la riscalda, l’attenua, la irriga, la copre di universi oltre il tempo. Erompe la luce o la nube, i baleni o i venti del cielo. Le trasmutazioni sorprendono per le inattese visioni che fanno nascere nella creazione, per il senso misterioso degli eventi interiori, che Antonov comunica con le vicende dei suoi sembianti oltre il reale consueto.

Oltre il tempo
La traiettoria dei corpi d’arte disegna la segreta intimità dell’artista, danzante quasi sulla raccolta visione. Un bagliore verso l’orizzonte chiama sugli spazi evocati, illuminando il silenzio serenato oltre il tempo della vita che volge alla verità perenne. L’universo delle opere di Antonov si frantuma così in una miriade annunciata di materie siderali divenute, di atti di reminiscenze ancestrali, sensazioni memori e aspetti estatici.

Il mondo delle cose e dello spirito
Il pittore Branimir Antonov ha una capacità singolarmente dotata di cogliere il mondo tutto, delle cose e dello spirito con una sensibilità estremamente raffinata. Una sensibilità inebriante e l’arte ha qui il suo significato più largo; un mondo colto e vissuto coi sentimenti e coi sensi, coi sensi acutissimi, che di ogni fenomeno sia uno spettacolo nelle penombre degli ultimi abissi, o una luminosa ribalta in una azzurra nebbia, sia il gesto di un frammento stellare, sia un moto del sentimento nella luce del giorno o del senso che respira la vita, riescono a percepire ogni menomo aspetto, decomponendolo, per così dire in tutti i suoi elementi, ed ognuno di questi cogliendo o godendo.
Nell’opera di Antonov le tempeste della materia pittorica scorgono il giorno nuovo al sole del destino e come viatrici affiorate senza tregua, sorprendono sconosciute regioni dell’infinito universo umano. L’evocazione del pittore vede in sogno il teatro della vita, la moltitudine delle forme dominata da quell’idea di verità e di purezza, la grande discesa della materia integra sull’universo; la turba delle luci discendere recando la rivelazione della poesia, la sublimazione e la redenzione del pianeta che stringe in cuore la speranza eterna.
L’evocazione di Antonov diviene atto esistenziale, impegno e ricerca di una dimensione del vivere, la sua etica si pone come ricerca del senso dell’esistenza umana. L’essere umano ha dinanzi a sé un’alternativa radicale: quella tra avere ed essere. Occorre scegliere: o perdersi nel mondo del possesso e della tecnica, che è il mondo dell’oggettivazione, o vivere il mistero dell’essere nel quale si è coinvolti e che ci trascende e che dà un senso all’agire umano.
L’alienazione del mondo contemporaneo sta nel predominio dell’avere sull’essere.

Livio Garbuglia
critico d'Arte